19 luglio 2012

"Innamorarsi a New York" di Melissa Hill



Ahi ahi ahi… sento puzza “plagio”. Ok, io avrò pure l’olfatto un po’ ipersensibile, ma come mai la trama di “Innamorarsi a New York” mi ricorda così tanto “50 volte il primo bacio”?
Non perderà la memoria ogni singolo giorno, ma la storia dell’uomo che deve far breccia nel cuore dell’amata ogni volta che lei si dimentica di lui, mi sa di ispirazione presa un po’ troppo alla lettera.
E quindi, andiamoci giù pesante! 
Di questo libro 3 cose non mi sono piaciute:
1)    la tegola in testa: ma dico, con tutte le cose che ti possono succedere, proprio la classica tegolata doveva capitare alla sventurata protagonista??
2)    il rapporto di sudditanza fisico-psicologico-affettivo-morale che Abby nutre nei confronti di Kieran, in-sop-por-ta-bi-le!!!! Mi chiedo come farò a leggere a breve “Cinquanta sfumature di grigio”!
3)    la patetica, ma per fortuna breve, parte finale in cui Abby si arroga il diritto di mollare di punto in bianco Finn inventandosi la scusa del “sono ancora innamorata del mio ex” e poi piangendo lacrime amare al suon dell’ “io lo faccio per il suo bene”. Bleah.
Però ci sono anche delle cose che mi sono piaciute, altrimenti avrei lasciato il libro a metà (no, questo non è vero, la mia religione me lo vieta!)…
1)    sia nel capitolo di presentazione del personaggio di Abby, sia in quello di presentazione di Finn, sembra che si stia descrivendo una certa situazione (Abby è la sposa che va all’altare, Lucy è la fidanzata di Finn) che invece poi viene completamente rovesciata con dei veri e proprio coupe de téâthre.. quindi chapeau!
2)    bello il ribaltone finale in cui si scopre che l’ignara Abby è già al quarto risveglio dopo la perdita di memoria!! Solo un po’ fumosa la spiegazione, e un po’ surreale il fatto che nessuno le abbia detto niente.. ma d’altra parte è surreale tutta la storia, sin da quando il medico in ospedale parla di un presunto danno all’ippocampo, come nella famosa scena del film “Bolle di sapone” con Kevin Kline che spiega che dopo essere stato decapitato gli hanno messa la testa in un secchio di ghiaccio e dopo 3 giorni gliel’hanno riattaccata!!

Tornando al libro.. Melissa Hill non brilla per originalità della trama, né in questo romanzo né nel più celebre “Un regalo da Tiffany”, il cui intreccio basato sullo scambio di un oggetto è stato visto e stravisto in tutte le salse.
Nonostante ciò, non è scritto male, e immagino che vivere all’ombra del primo successo (che era di gran lunga mooolto più bello) sia come avere un fratello maggiore troppo ingombrante con cui confrontarsi.

The LR advice: non me la sento di sconsigliarlo, fosse anche solo perché la sovracopertina di quel delizioso color Tiffany, altrimenti detto uovo di pettirosso, sta benissimo in qualunque libreria!

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